La proposta è stata presentata dalla senatrice Vincenza Aloisio, che ha espresso il proprio sostegno all’appello promosso da Anief e dal presidente nazionale Marcello Pacifico, il lavoro nella scuola sarebbe caratterizzato da livelli significativi di stress, carichi burocratici e rischio di burnout, elementi che secondo i promotori dovrebbero essere maggiormente considerati anche nel sistema previdenziale.
Nel 2026 docenti e ATA non possono semplicemente andare in pensione a 60 anni perché appartengono al comparto scuola.
L’attuale sistema previdenziale continua a prevedere i normali canali di pensionamento. Per la pensione anticipata ordinaria, ad esempio, nel 2026 sono richiesti 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza un requisito anagrafico ordinario di 60 anni.La proposta sostenuta da Aloisio e Anief punta a introdurre un nuovo canale specifico per il personale dell’istruzione, consentendo l’uscita a partire dai 60 anni oppure al raggiungimento di 35 anni di contributi, senza penalizzazioni economiche.
Si tratta, quindi, di una possibile modifica legislativa che dovrebbe essere approvata dal Parlamento, non di una misura già operativa.La senatrice Aloisio ha sottolineato il problema del burnout e dello stress biologico e burocratico che interesserebbe il personale impegnato quotidianamente nelle aule e nelle segreterie.
Un altro argomento riguarda l’età media del corpo docente italiano, considerata elevata rispetto ad altri Paesi europei.
L’obiettivo sarebbe, quindi, quello di consentire a chi ha svolto una lunga carriera nella scuola di lasciare il servizio prima degli attuali requisiti ordinari, evitando che l’età pensionabile elevata diventi un ulteriore fattore di difficoltà per lavoratori impegnati in attività considerate particolarmente complesse


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