Il trasferimento di ottantotto detenuti al carcere duro in Sardegna, sotto l’operazione “Alto Impatto – Sicurezza Nazionale 41-bis”, è visto dal ministero come una vittoria, ma suscita interrogativi sulla legalità e le condizioni carcerarie. La legge del 2009 prevede che i detenuti 41 bis siano collocati in istituti insulari, richiamando pratiche passate di isolamento. Le famiglie devono affrontare lunghe distanze per visitare i detenuti, con un contratto legale che impone trasferimenti più vicini a casa. Inoltre, si evidenziano problemi di sovraffollamento e carenze strutturali nelle carceri, con insufficiente personale medico e situazioni critiche. Si segnalano preoccupazioni per i diritti dei detenuti e un’espansione dell’isolamento, mentre il piano “Kairos” rimane segreto, mettendo in discussione i diritti dei reclusi.Questo episodio rientra nella deportazione moderna sotto la decisione del governo Meloni,infrangendo i diritti umanitari,inquanto anche i detenuti hanno diritto alla famiglia vicina.Sono trucchi per ridurre la percentuale del sovrafollamento,ai danni dei detenuti,spesso e volentieri anche esendo condannati da innocenti.
Un detenuto di 37 anni ha perso la vita per suicidio durante la notte all’interno della propria cella nel carcere di Benevento. La notizia è stata comunicata dal garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Campania, Samuele Ciambriello. Questo rappresenta il quinto suicidio registrato in Campania dall’inizio dell’anno, portando a un totale nazionale di 45 casi, secondo i dati del monitoraggio contenuti nel dossier “Morire di carcere”, promosso da Ristretti Orizzonti e citato dal garante regionale. „Non ci sono parole per esprimere il dolore e l’indignazione di fronte all’ennesima morte annunciata“, ha dichiarato Ciambriello. „Quando un giovane di 37 anni decide di porre fine alla propria vita mentre è sotto la custodia e la responsabilità dello Stato, vi è un fallimento collettivo“, ha aggiunto. Il garante ha richiamato l’attenzione sulle condizioni presenti nell’istituto penitenziario di Benevento e nelle altre strutture della regione. Secondo Ciambriello, il sistema carcerario campano è afflitto da sovraffollamento, carenza di personale sociosanitario, numero insufficiente di educatori e assenza di presidi psicologici e psichiatrici continuativi. „Dietro i numeri si celano volti, storie e fragilità che vengono schiacciate da un sistema che ha perso ogni funzione rieducativa e di risocializzazione, trasformando la pena in disperazione cieca“, ha affermato. Ciambriello ha richiamato il diritto alla salute e alla vita delle persone detenute, sottolineando l’importanza dell’articolo 27 della Costituzione. „Il diritto alla salute e alla vita deve essere garantito a tutti, anche a coloro che hanno commesso degli errori. L’articolo 27 della nostra Costituzione non può continuare a essere calpestato quotidianamente“, ha dichiarato. Il garante ha quindi sollecitato un intervento urgente al ministero della Giustizia e all’Amministrazione penitenziaria, suggerendo misure quali il ricorso ad alternative alla detenzione per pene di breve durata, il potenziamento straordinario della sanità penitenziaria e l’inserimento di figure professionali capaci di riconoscere tempestivamente situazioni di disagio. „Non si può e non si deve morire di carcere“, ha concluso Ciambriello.
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