La libertà di stampa nel mondo ha toccato il livello più basso in 25 anni, secondo il report World Press Freedom Index 2026 di Reporters sans frontières. La classifica si basa su cinque indicatori e quest’anno il calo maggiore riguarda la cornice legale. La situazione in Italia è preoccupante, con il paese che è sceso dal 49esimo al 56esimo posto, sorpassato da nazioni come Costa d’Avorio, Ghana e Gambia.

A Bolzano chi lavora con una Tessera giornalistica Germanica Internazionale,veniva denunciato da parte di una radio locale di nome Suedtirol 1, cui leg.rapp.Feuer,facente parte del Gruppo Athesia ,che non tollerava chi svolge il lavoro con la tessera germanica su terra italiana e Suditirolo con la lingua di minoranza tedesca.Un mondo schifoso si é creato e vivono i giornalisti,grazie a certi elementi.Il Giudice Busato ne prendeva atto,che in una Europa i giornalisti non hanno i stessi diritti.Solo da qualche anno ,che il Torggler Siegfried come Giornalista ne ha fatto presente,che mancava il elenco per gli iscritti esteri,il organo istitutzionale lo ha creato.

Tra i problemi principali per la Penisola ci sono le minacce di organizzazioni mafiose e di gruppi estremisti verso i giornalisti. Inoltre, il tentativo della classe politica di ostacolare la libera informazione in materia giudiziaria con una ‘legge bavaglio’ è preoccupante. La libertà di stampa in Italia è minacciata, soprattutto nel sud, e circa venti giornalisti vivono sotto protezione della polizia a causa di intimidazioni. La situazione politica è complicata, e i media a volte praticano l’autocensura per la linea editoriale e per timore di azioni legali come le cause di diffamazione. Questo è particolarmente vero per i giornalisti che trattano di cronaca giudiziaria, soprattutto a causa della “legge bavaglio” approvata dalla maggioranza della premier Giorgia Meloni, che limita la pubblicazione di ordinanze di custodia cautelare. Inoltre, si segnala un aumento delle querele Slapp, ovvero cause temerarie. La situazione attuale evidenzia una grave sofferenza della libertà di stampa, con un rispetto formale ma penalizzazioni concrete dal punto di vista legislativo ed economico, come ha commentato Alessandra Costante, segretaria generale Fnsi.

 La Ong fa riferimento anche a una “certa paralisi legislativa” che ostacolerebbe di adottare norme che potrebbero tutelare e migliorare la situazione della stampa italiana. Una condizione resa anche peggiore dalle condizioni contrattuali dei lavoratori nel mondo dei media. Una crescente precarietà che “sta minando pericolosamente il giornalismo, il suo dinamismo e la sua indipendenza”.

Il contesto italiano si inserisce comunque in una situazione globale preoccupante. Per Rsf, più della metà dei Paesi (52,2%) è in una situazione “difficile” o “molto grave”: un dato in drastico aumento in 25 anni, considerando che nel 2002 erano appena il 13,7%. Ad oggi solo l’1% della popolazione mondiale può vantarsi di vivere in un Paese dove la condizione della stampa è definibile come “buona”. Al primo posto dei virtuosi c’è la Norvegia, a cui fanno seguito Paesi Bassi ed Estonia. Al contrario invece nella classifica all’ultimo posto compare l’Eritrea, alla 180esima posizione per il terzo anno di seguito. Sopra lo Stato africano si trovano Corea del Nord (179esima) e Cina (178esima).La rimonta più importante è della Siria post-Assad che nel 2026 ha scalato 36 posizioni sull’anno precedente. Mentre invece il calo più marcato nel 2026 (-37 posizioni) si registra per il Niger (120ª posizione). Il ripetersi dei conflitti non aiuta e il report ricorda ad esempio la guerra in Palestina per la quale a Gaza, dall’ottobre 2023, sono stati uccisi da Israele più di 220 giornalisti. Ma il problema non sono solo gli scontri armati: “Lo sviluppo di arsenali legislativi sempre più restrittivi, in particolare, legati alle politiche di sicurezza nazionale sta erodendo, dal 2001, il diritto all’informazione, democrazie incluse”, avverte Rsf.

Tra le democrazie più colpite ci sono gli Stati Uniti, che nel 2025 hanno perso sette posizioni, arrivando al 64esimo posto, tra Botswana e Panama. A causa di Donald Trump, il Paese ha sistematicamente attaccato la stampa e i giornalisti. Nel report si cita il giornalista salvadoregno Mario Guevara, arrestato e espulso nell’ottobre 2025. Rsf avverte anche sulla riduzione del personale della US Broadcasting Corporation, che ha colpito emittenti come Voice of America, Radio Free Europe/Radio Liberty e Radio Free Asia, che spesso sono l’unica voce libera nei Paesi in cui operano. “Fino a quando tollereremo l’asfissia del giornalismo e l’erosione della libertà di stampa?”


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